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Indaco

L’indaco è il colore profondo della notte, propriamente della mezzanotte di un cielo senza luna, sintesi di azzurro e di nero; quando il momento più luminoso del giorno si oppone a quello della notte.

In ambito spirituale, l’indaco rappresenta il terzo occhio ed è associato al sesto chakra, il più importante, quello della meditazione.

L’indaco deve il suo nome dal fatto che il paese che storicamente produceva questo colore di origine vegetale era l’India. In tempi antichi la sua reperibilità non era così semplice, si otteneva dalla fermentazione delle foglie di Indigofera Tinctoria e Isatis Tinctoria, detta guado, descritta nei testi dei viaggiatori come arboscello o erba somigliante alla porcellana nei pressi del monte Sinai. 

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Nelle regioni del Sahel della Mauritania, l’indaco è uno dei simboli di prestigio e considerato colore nobile: la tunica dei Tuareg è tutta indaco. I Mauritani si spalmano le zone del corpo non coperte dagli abiti con una polvere color indaco che li rende blu come la notte, proteggendoli dal freddo e dai raggi solari, apportando nutrimento alla pelle.

Testimonianze ben più antiche ci parlano della diffusione dell’indaco naturale e della sua preziosità (tessuti indaco sono stati ritrovati nelle tombe egizie e nelle sepolture di epoca precolombiana) nelle Indie, Guatemala, Giava, Medio Oriente e Nord Africa mentre in Europa ha la sua massima diffusione solo in epoca tardo Medioevale. Dopo la rivoluzione, la Francia e l’Italia si organizzarono per produrre indaco in autonomia, coltivandola guado europeo.

Testimonianze ben più antiche ci parlano della diffusione dell’indaco naturale e della sua preziosità (tessuti indaco sono stati ritrovati nelle tombe egizie e nelle sepolture di epoca precolombiana) nelle Indie, Guatemala, Giava, Medio Oriente e Nord Africa mentre in Europa ha la sua massima diffusione solo in epoca tardo Medioevale. Dopo la rivoluzione, la Francia e l’Italia si organizzarono per produrre indaco in autonomia, coltivandola guado europeo.

Oggi l’indaco naturale è usato molto poco, sostituito a fine ‘800 dall’indaco sintetico. Il chimico tedesco Adolf von Baeyer ne studiò per ben 17 anni la sintesi chimica, che gli valse il Premio Nobel nel 1905 per i suoi studi sulle sostanze coloranti e sui composti aromatici.

Rosso, arancio, giallo, verde, azzurro, indaco e viola. Newton chiamò questa sequenza di colori “spettro solare”, noi lo chiamiamo più semplicemente arcobaleno. Ecco, l’indaco è il colore che si trova in fondo all’arcobaleno, non è più azzurro ma nemmeno viola…

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Nello spettro dei colori non ha una propria “casa”. Si trova lì, tra un colore e l’altro, forse un po’ fuori dal mondo. Difficile da acchiappare, contiene in natura tante sfumature non sempre riproducibili, è uno degli ultimi colori che l’uomo è in grado di vedere, il penultimo dopo il violetto che ha la frequenza più alta.

Se cercare l’indaco in natura o negli esempi del mondo dell’arte (pensate ai dipinti di Rubens e Vermeer, o la ricerca monocromatica di Yves Klein) vi sembra lontano, forse la cosa più semplice è guardarvi addosso: sì, perché l’indaco ha dato colore ai nostri amati jeans denim. Pensate che ogni anno vengono prodotti oltre 20 milioni di tonnellate di indaco solo per questo scopo!

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