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Grigio

Il grigio è il colore della tristezza, del modernismo, della vecchiaia e dell’impersonalità

Il grigio oggi viene associato alla tristezza, alla malinconia, alla noia, alla vecchiaia, al modernismo, alla timidezza, al compromesso, alla mancanza d’energia, alla monotonia ed alla sobrietà.

La vecchiaia rimanda anche alla saggezza, alla conoscenza ed alla pienezza così come all’idea d’intelligenza “la materia grigia del cervello”.

Nella religione il grigio è il colore delle ceneri, perciò assume perlopiù un significato di lutto.

Da ricerche sociologiche è emerso che sia un colore piuttosto amato dalle persone. Utilizzato e preferito ad altre tonalità sia nel campo dell’arredamento che dell’abbigliamento.

Il grigio è la cromia più ricca in quanto consente maggiore precisione e volubilità rispetto a tutti gli altri colori. Basta pensare alle infine varianti cromatiche che vengono utilizzate per smorzare colori più vivaci nel campo dell’arredamento di interni.

PSICO DESIGN | Grigio
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Nel neuromarketing il grigio ed in particolare nel packaging va evitato tanto più se si ha molta concorrenza perché i prodotti grigi non emergono e non suscitano molta emozione né positiva né negativa ma piuttosto neutra. È esclusivamente nel campo del design che al grigio viene attribuito un valore di modernità per il suo aspetto depurato e neutro.

Un arredamento grigio risulta adatto alle persone che godono di un perfetto equilibrio e che non vanno in cerca né di stimoli, né di rilassamento.

È stato dimostrato che in una stanza grigia non ci si riposa né ci si rigenera ma si resta in contemplazione. Generalmente le persone che adottano uno stile d’arredamento grigio lo riservano alle stanze di ricevimento come ingressi, cucine e soggiorni puntando invece a colori più accesi nelle camere e nei bagni.

In conclusione, il colore grigio come tintura sulle pareti e negli arredamenti indica che i padroni dell’abitazione o dell’ufficio tendono a rendere impersonale il loro ambiente anche se sono persone dal gusto curato e raffinato. Negli ultimi anni il colore grigio ha assunto una valenza importante nel campo del design di interni e nell’arredamento. Una cromia molto utilizzata non solo per tinteggiare le pareti ma anche per i mobili, i complementi, i tendaggi, i tappeti e i divani.

Il grigio è un termine antico che deriva dal germanico “grau”. Se per noi, spesso, evoca una dimensione negativa in passato non era così.

Alla fine del Medioevo era considerato l’opposto del nero, quindi simboleggiava la speranza e la felicità. A partire dal XVI secolo, periodo in cui trionfavano libri stampati ed incisioni in bianco e nero ha fatto sì che i fruitori costruissero nelle loro menti un immaginario ricco di grigi, almeno fino all’avvento delle stampe colorate.

Il Protestantesimo, erede diretto delle morali medievali e del proprio tempo stabilì che negli importanti ambiti della vita religiosa e sociale legato soprattutto all’abbigliamento degli ambienti domestici, professionali, d’arte e di culto ci fossero sistemi di colore interamente costruiti intorno all’asse bianco-nero e grigio. I valori protestanti si estesero anche agli oggetti di vita quotidiana, in particolare nelle civiltà industriali del XIX secolo ma ancora all’inizio del XX secolo venivano fabbricati oggetti quotidiani legati ai colori dell’asse protestante e soltanto nella seconda metà del XX secolo c’è stato un progressivo passaggio a colori più vivaci.

È interessante tenere presente quanto gli artisti nel corso della storia abbiano prediletto l’uso del grigio. A tal proposito sono esemplificativi i disegni, le pitture, le miniature, le sculture, le tessiture realizzate con la tecnica grisaille (termine derivante dal francese ‘gris’ cioè ‘grigio’), molto diffusa tra il XV ed XVI secolo con intenti di richiamo al passato, sia perché il grigio è il colore della pietra e sia per creare dei giochi ottici ed illusori. Altre volte la scelta del grigio per gli artisti è stata legata solo ai precisi messaggi che volevano trasmettere come quello della tristezza e della devastazione, come ad esempio nel quadro “Guernica” di Pablo Picasso.

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